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itinerario : Terre d'acquaL'antica tradizione del riso si manifesta nelle grandi pianure allagate e coltivate del Vercellese e del Novarese dove, nonostante le tecniche agricole moderne sopravvive la memoria delle mondine.
Tra Vercelli e Novara passava anche la Via Francigena, che ha
lasciato chiari segni di architettura religiosa. Vassalli si riferisce ai monti di Biella e soprattutto alla grande
mole del Monte Rosa, che nelle giornate di vento si innalza sulle
risaie come una barriera himalayana. A febbraio il paesaggio è bruno come le zolle smosse dall'aratro, ma a marzo, quando i terreni vengono completamente sommersi (120.000 ettari tra Vercellese e Novarese), tutta la pianura si trasforma in uno specchio d'argento. E' il mondo delle risaie piemontesi. Dalla Frazione di Lucedio, situata all'interno del
Parco Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, dove si
visita l'antica Abbazia
di Santa Maria, si procede per Vercelli,
sede nel Medioevo della prima univesità piemontese, si risale verso
nord lungo il Fiume Sesia, fino a raggiungere il Parco
Naturale delle Lame del Sesia, con le Riserve
naturali della Garzaia di Carisio e della Palude di Casalbertrame,
dove transitano e nidificano rare specie di uccelli fluviali. Poco più a nord, si incontra l'Abbazia di San Nazzaro Sesia, poi si devia decisamente verso est, attraversando i paesaggi delle risaie (preferibile una visita in primavera, quando le risaie sono allagate) e raggiungendo la città di Novara, l'altro capoluogo di provincia dell'itinerario. La cupola antonelliana del duomo è un emblema inconfondibile della città, anche per la sua somiglianza con la Mole torinese. Ripresa la direzione delle Alpi, in pochi chilometri si tocca infine la frazione di Badia di Dulzago, con la Chiesa di San Giulio, al termine dell'itinerario. itinerario : Laghi e montiIl Piemonte è anche terra di grandi laghi, incastonati ai piedi delle montagne e ricca di ville, palazzi, parchi e testimonianze religiose.
La regione dei laghi - Orta, Mergozzo, Stresa - è un mondo a parte
nella complessa realtà piemontese. Poi ci sono i parchi e le ville che ne hanno fatto una piccola Svizzera (il confine non è lontano), ma soprattutto ci sono le testimonianze religiose: Santuari, Chiese, Cappelle e Sacri Monti, i più tipici ed espressivi segni dell'antica devozione popolare. I laghi, infine, sono la porta d'accesso alla Val d'Ossola, ampio solco alpino ricco di attrattive culturali e naturali: dalle testimonianze walser di Macugnaga e della Val Formazza, alle selvagge Gole di Gondo che aprono la via del Sempione, fino alle praterie della Val Vigezzo dove è annidato il Santuario di Re. A Orta San Giulio due sono le mete di grande richiamo: l'isola di San Giulio, proprio nel cuore del Lago d'Orta, con i suoi vicoli e il suo edificio romanico, e il Sacro Monte di Orta, in alto sopra l'abitato, complesso religioso realizzato tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del Settecento, sul modello del Sacro Monte di Varallo. In vista del lago d'Orta e in corrispondenza del massiccio del Monte Rosa si trova la Riserva Naturale del Monte Mesma, dove, grazie all'influenza climatica del vicino Lago, si trovano molte specie di piante sempreverdi. Costeggiando il lago fino all'imbocco della Val d'Ossola, si raggiunge velocemente il capoluogo Domodossola e il Sacro Monte Calvario, costruito nella seconda metà del XVII secolo, con la suggestiva "Via Crucis". Scendendo a Mergozzo, se ne costeggia il lago e si raggiunge Verbania, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. Puntando verso la Svizzera, Ghiffa non è lontana, con il Sacro Monte della Santissima Trinità. Infine, ritornati a Verbania e a Baveno, alle porte di Stresa, cittadina posta in magnifica posizione panoramica, si possono visitare le suggestive Isole Borromee, con il famoso palazzo dell' Isola Bella del XVII secolo. itinerario : La valle dei Walser ai piedi del RosaAi piedi del Monte Rosa sopravvive fin dal Medioevo la civiltà tedesca dei Walser. Oggi, oltre alla parlata germanica si possono ammirare le costruzioni lasciate dagli architetti Walser.
La Valsesia è lunga e complessa: larga e quasi ridente nel primo tratto tra Borgosesia e Varallo, dove i numerosi stabilimenti industriali (cartiere, lanifici, rubinetterie) convivono con le eccezionali testimonianze dell'arte religiosa, stretta e tortuosa nella parte superiore, dove si incontrano gli antichi paesi Walser ai piedi della parete sud est del Monte Rosa, alta e impressionante con le cascate di ghiaccio e le cime che superano i quattromila metri. Anche il fiume Sesia ha una sua importanza: nel tratto di valle si è recentemente sviluppata l'attività turistica della canoa e del rafting, mentre nei pressi di Vercelli si trova la zona protetta delle Lame del Sesia, dove nidificano e transitano molte specie di uccelli fluviali. L'itinerario inizia nei pressi di Borgosesia, con il Santuario di S. Anna e le edicole dedicate alla Madonna. In quest'area si trova il Parco Naturale del Monte Fenera che domina le collina della bassa Valsesia. Poco più avanti si arriva alla cittadina di Varallo Sesia, molto attiva anche dal punto di vista culturale, dove si possono visitare gli affreschi di Gaudenzio Ferrari a Santa Maria delle Grazie e, soprattutto, si può salire al Sacro Monte di Varallo, chiamato la "Nuova Gerusalemme". È il più importante Sacro Monte del Piemonte, a cui si sono ispirati molti altri percorsi religiosi. Risalita l'intera Valsesia, si giunge al Comune di Alagna Valsesia, antica colonia Walser distinta dalle straordinarie architetture lignee delle abitazioni e dalla raffinata civiltà proveniente dalla Germania. Alcune tra le case più belle si trovano nella frazione Le Piane e nel Vallone d'Otro, mentre il museo di Alagna Valsesia conserva le memorie della civiltà contadina alpina. Il Parco Naturale Alta Valsesia, popolato da camosci e stambecchi, consente escursioni sotto le pareti e i ghiacciai del Monte Rosa. itinerario : Il Monferrato e le colline del PoA nord delle colline il Po delimita i rilievi del Monferrato e il loro mondo segnato dalle suggestive eredità religiose, dai castelli, dai vigneti e dalle uve di gran pregio.
Un tempo il Monferrato era terra di boschi, ma bisogna risalire ai primi secoli del Medioevo. Quando Aleramo, genero dell'Imperatore germanico Ottone, scoprì il Monferrato verso la metà del X secolo, tutto cambiò. La leggenda narra che l'imperatore gli disse: "La terra che circoscriverai cavalcando per tre giorni sarà tua". E Aleramo, in 72 ore, "inventò" il Monferrato. Così pian piano i boschi furono sostituiti dagli orti, dalle vigne, dal mais e dagli alberi da frutto: peri, meli e noccioli. Le colline monferrine divennero un piccolo mondo plasmato dalla mano dell'uomo e iniziarono a produrre (anche se la vite vi era già stata introdotta dai romani) vini pregiati come il Grignolino, il Dolcetto, il Barbera, il Freisa, il Moscato. I colli non superano quasi mai i cinquecento metri d'altezza, ma il paesaggio è continuamente mosso, modellato, come un mare appena agitato. L'itinerario parte da Casale Monferrato, l'antica capitale del Monferrato situata tra le colline e le terre del Po. Una cittadina dalla lunga storia, che merita una visita accurata. A ovest, appartato sulle colline, sorge il Sacro Monte di Crea, a imitazione di quello di Varallo. E' un luogo di ombra e di pace. Attraversando il Monferrato in direzione sud, attraverso i borghi di Moncalvo, Calliano e Portacomaro, si raggiunge la città di Asti, capoluogo di provincia. L'epoca d'oro della città è stato il Medioevo e questa è la premessa per ritornare sulle colline alla ricerca delle piccole pievi romaniche. Nei pressi di Montafia si trova la chiesa di San Secondo di Cortazzone, che conserva ancora una ricca decorazione scultorea sulle pareti esterne. Anche l'interno è ottimamente conservato. Più a nord, oltre Castelnuovo Don Bosco, una valletta appartata ospita il gioiello romanico della regione: l'Abbazia di Vezzolano itinerari : Tra grandi vini e scrittoriChi non ha visitato le Langhe non può dire di aver conosciuto il Piemonte: un plastico naturale di colline coltivate a vino e a noccioli, tra castelli, palazzi e altre memorie del passato.
Anche se non ci fossero i vigneti che ne modellano i rilievi, anche se non producessero alcuni tra i vini più pregiati del mondo, anche se non fossero state immortalate nei romanzi di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, le Langhe sarebbero comunque un luogo irripetibile, con i castelli e i paesi adagiati su un balcone di colline, affacciati sull'arco alpino occidentale a ovest, e aperte a sud verso il mare. Pavese le ha descritte con tutto il fascino e la durezza derivanti dalle secolari fatiche dell'uomo, che ha saputo far nascere uve preziose da una terra avara e scoscesa, scavata dai calanchi - le langhe appunto -, non verde ma forse unica proprio per questo. Cherasco è una cittadina sospesa su di un altipiano. È un centro elegante e caratteristico, tutto cinto dai resti delle antiche mura a stella. Ospita un castello visconteo e numerosi palazzi barocchi, ed è facilmente accessibile dall'autostrada Torino-Savona. Raggiunta Bene Vagienna è possibile visitare, in frazione Roncaglia, gli scavi della città romana Augusta Bagiennorum. Per raggiungere le Langhe vere e proprie, bisogna scendere nella Valle del Tanaro e risalire a La Morra, in posizione panoramica, pervenendo in breve all'abitato di Barolo, che porta il nome del più celebrato vino di Langa. Preziose bottiglie sono esposte nel Castello Comunale Falletti di Barolo. Raggiunti sulle colline i paesi di Monforte d'Alba e di Roddino, si imbocca la piccola carrozzabile che porta a Serralunga d'Alba con il suo castello. Poi si scende a Sorano e a Gallo d'Alba, risalendo in breve all'inconfondibile Castello di Grinzane Cavour, il maniero duecentesco che è stato la residenza del celebre statista piemontese e che ospita l'omonimo premio letterario. Alba, la capitale delle Langhe, non è lontana: le torri e il Duomo gotico lombardo ricordano l'armonia di certe città toscane, con le vie strette e allietate da negozi raffinati in cui si possono acquistare tutti i prodotti locali, dal torrone, ai tartufi, ai vini di marca.
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