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itinerario : Barocco in Piemonte

In Piemonte, e a Torino in particolare, il Barocco accompagna, tra la fine del Cinquecento e per tutto il Settecento, la nascita e lo sviluppo dello stato sabaudo.

In Piemonte, e a Torino in particolare, il Barocco accompagna, tra la fine del Cinquecento e per tutto il Settecento, la nascita e lo sviluppo dello stato sabaudo, ritrae l’ascesa di una dinastia, rappresenta e celebra la forza di un ducato, poi regno, che avrà un ruolo fondamentale nella storia italiana.
A Torino hanno lavorato i principali artisti dell’epoca, e a Torino si trovano alcune delle massime espressioni di questo stile – basti pensare alla chiesa di San Lorenzo o alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Per molti il termine "Barocco" richiama immagini di decorazioni sontuose, volute, stucchi, dorature, marmi.
Ma il Barocco non si risolve esclusivamente nello sfarzo e nei drappeggi.
Perché il Barocco non è solo uno stile, un gusto estetico, ma è l’espressione artistica di un’epoca, appunto quella fra il tardo Cinquecento e la metà del Settecento, piena di rivolgimenti. La fine del Rinascimento, i mutamenti legati alla colonizzazione delle Americhe, guerre e lotte dinastiche, scoperte scientifiche mettono in dubbio dogmi e certezze, ma nel contempo diventano dominanti lo spirito della Controriforma, le grandi monarchie assolutiste, una società fortemente e rigidamente gerarchizzata. E il Barocco, con le sue linee quasi mai rette, i suoi stucchi, i decori, gli effetti scenografici, rispecchia proprio questa continua ricerca, da parte degli artisti, della conciliazione degli opposti - scienza e fede, ragione ed emozione, tecnica e stupore - quegli stessi opposti che lacerano e allo stesso tempo plasmano il mondo in quel periodo.

Nato a Roma, il Barocco si diffonde presto in tutta Italia e in Europa, e fra i suoi massimi esponenti annovera Bernini, Borromini, Juvarra, Guarini, Pietro da Cortona, Longhena.
In Piemonte il Barocco arriva con Emanuele Filiberto, che in cambio dell’aiuto fondamentale dato all’imperatore Filippo II ottiene la restituzione di territori persi dal padre. Nel 1578 trasferisce la capitale del ducato da Chambéry a Torino, e per almeno altri centocinquant’anni quello sabaudo sarà l’unico stato italiano che possa vantare una struttura politica ed economica consolidata e riconosciuta.
Proprio lo stretto legame con la rappresentazione dei fasti dello Stato fa sì che le massime espressioni del Barocco piemontese si trovino a Torino e in zone collegate alla capitale, come le residenze reali. Tuttavia, in tutte le province piemontesi si trovano testimonianze dell’arte barocca, principalmente, ma non esclusivamente, nell’ambito dell’arte sacra.

itinerario : La via Francigena in Valle di Susa

Una giornata tra i silenziosi luoghi della spiritualità medievale, sulle tracce di Carlo Magno e sui sentieri della via Francigena che anticamente valicava i colli del Moncenisio.

"I cammini del cielo": così si chiamavano gli itinerari dei pellegrini medievali mossi dalla fede verso Roma, San Giacomo di Compostela o Gerusalemme.
La Via Francigena, come dice il nome, proveniva dalla Francia e, valicato il Colle del Moncenisio, discendeva la Valle di Susa e raggiungeva Torino, che in età comunale occupava ancora il quadrilatero di fondazione romana, con qualche borgo fuori dalle mura.

Oggi si può ripercorrere in senso inverso il cammino dei pellegrini, incontrando qua e là i segni tangibili dell'antica via medievale.

Dapprima si raggiunge il precettorio di Sant'Antonio di Ranverso, importante punto di assistenza per i pellegrini, fondato con il relativo ospedale nel 1186 da Umberto III e affidato ai padri Antoniani di Vienne.

Nei pressi si trova Avigliana di cui si consiglia di visitare il borgo vecchio e i suggestivi laghi protetti da una riserva naturale.

Da Avigliana è già ben visibile la Sacra di San Michele, arroccata sul Monte Pirchiriano. Fondata prima dell'anno Mille da Ugo di Montboisser, la Sacra domina lo stretto ingresso della Valle di Susa (la "chiusa") ed è stata per secoli uno dei più attivi centri benedettini piemontesi. Il modo più consono per apprezzarne la maestosità è quello di salire a piedi da Sant'Ambrogio, lungo l'antica mulattiera.

Ridiscesi nella valle, si supera l'abitato di Borgone e si entra nella piana di Bussoleno, su cui sboccano gli orridi di Chianocco e di Foresto. Sono gole calcaree incise nella montagna, dove un particolare microclima ha permesso la crescita di piante rare e la nidificazione dei rapaci.

Infine si raggiunge la città romana di Susa, il cui impianto medievale ricalca parzialmente il disegno della Segusium romana.
Susa era la storica porta di transito verso i colli del Monginevro e del Moncenisio, e proprio sull'antica strada del Moncenisio (la nuova carrozzabile attraversa in alto la montagna) si trova l'abbazia di Novalesa, leggermente scostata dal tracciato stradale, in una conca silenziosa dominata dall'incombente mole del Rocciamelone.

Chi volesse proseguire fino al valico, potrà scorgere i segni ancora ben visibili della mulattiera medievale, ai margini della successiva strada napoleonica.

itinerario : Le fortezze delle Alpi

Sulle spoglie della rocca medievale di Fenestrelle nel XVII sec., i Francesi iniziarono la costruzione di una muraglia fortificata, 3 km di sviluppo e 635 m di dislivello completata dai Savoia nel 1713.

Un percorso molto particolare e di grande fascino storico, che attraversa le due valli dove nel 2006 si svolgeranno i giochi olimpici invernali.

Popolata dalle comunità valdesi e occitane, la Val Pellice e la Val Chisone hanno conservato assai più della parallela Valle di Susa i loro caratteri originali, poiché le auto e i pullman degli sciatori transitano per salire al Sestriere.

Soltanto i fondisti hanno imparato a conoscere e ad amare i boschi e le montagne della Parco Naturale della Val Troncea, mentre sul versante opposto della Valle, il Parco Naturale dell'Orsiera-Rocciavrè preserva mufloni, camosci e un paesaggio ancora quasi incontaminato.
Sul versante valsusino, infine, il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand ospita un gran numero di ungulati, soprattutto cervi, caprioli e lupi.

Ma oltre alle bellezze naturali, sono i segni della storia moderna a colpire il visitatore, e prima di tutto le straordinarie fortezze erette sulla linea difensiva che da Fenestrelle, in Val Chisone, raggiungeva Exilles, in Valle di Susa.

L'itinerario ha inizio da Torre Pellice, stazione di villeggiatura e di sport invernali. Il centro più importante della comunità valdese.
Prosegue a Pinerolo, importante cittadina posta allo sbocco delle valli Chisone e Germanasca. Detta la "Nizza del Piemonte" per il clima particolarmente mite.

Continua con il Forte di Fenestrelle, un complesso militare unico in tutta Europa, soprannominato la "muraglia cinese", monumento simbolo della provincia di Torino. Oggi è possibile visitarlo completamente, sui suoi 3 chilometri di sviluppo, con un'interminabile scalinata che ne tocca tutti i centri strategici, dalla cittadella inferiore fino alle postazioni situate 635 metri più in alto.

Continuando lungo la Val Chisone, si tocca Pragelato (deviazione per la Val Troncea), si valica il Colle del Sestriere e si scende in Valle di Susa. A Oulx si devia per Bardonecchia, per visitare il Forte Bramafam.

Poi, scendendo la valle, si raggiunge la strettoia e il Forte di Exilles, imponente fortezza sabauda distrutta da Napoleone e ricostruita nell'Ottocento.

itinerario : Torino bellissima

Torino è una città di grande respiro, segnata da 18 chilomentri di portici che attraversano il centro storico, con piazze-salotto e raffinate gallerie...

Già la collocazione orografica di Torino merita un viaggio. Torino è una città vera, una grande città, racchiusa in una cortina continua di monti e colline. E' una città di pianura, riflettendo la proiezione della dinastia sabauda dal monte al piano, nei secoli, ma è una città la cui vocazione alpina è rimasta intatta: un ancoraggio concreto e suggestivo che la differenzia da qualunque altra metropoli europea.

In questo corridoio perfettamente piatto, scavato da fiumi e torrenti tributari del grande fiume, il Po, che proprio a Torino assurge la dimensione che gli è propria, il genio di Cesare Augusto aveva posto le fondamenta razionali del castrum a lui dedicato, Augusta Taurinorum: un imprinting decisivo, rispettato ed ampliato dagli architetti e ingegneri dei duchi e dei Re Savoia e dell'Otto e Novecento.

Questa città squadrata, pragmatica e colta sembrava fatta apposta, con lo spostamento della capitale del nuovo Regno d'Italia da Torino a Firenze e a Roma, a riconvertire le proprie energie fisiche e intellettuali nella più grande avventura industriale del Novecento, quella dell'automobile.

Dopo essere stata capitale d'Italia e prima di Sicilia e di Sardegna, Torino sperimentava su di sé - da vera città-laboratorio - la nascita di un grande trust industriale e l'identificazione della città in questo, con l'acquisizione di una nuova sovranità, non più quella politica e territoriale, ma quella industriale e finanziaria.
Ma Torino si sta preparando a modificare anche quest'ultima storia, la riconversione del Lingotto da fabbrica militare a tempio del terziario avanzato ne è la riprova più evidente, con una nuova attenzione per la cultura e per le sue istituzioni, anche quelle - come il Museo dell'Automobile - che meglio interpretano la vicenda storica della città, da capitale di uno stato burocratico-militare a punto di riferimento dello sviluppo industriale e tecnologico contemporaneo, a, forse, nel futuro, modello per la gestione di quella inesauribile risorsa che sono i beni culturali in Italia.